| Ci sono segreti che vanno trasmessi di generazione in generazione, come una ricchezza. Questo romanzo comincia così, con un antico segreto che un padre consegna nella mani della figlia diciassettenne. Noria è nata in una famiglia di maestri del tè, e sa che è giunto il momento di apprenderne i riti e le tradizioni. Sa anche che nel mondo in cui l'umanità si è costretta a vivere – un futuro non lontano in cui la terra non è che un arido paesaggio bruciato dal sole – il segreto che la sua famiglia custodisce è ancora più prezioso. Perché solo i maestri del tè conoscono l'ubicazione di sorgenti segrete d'acqua, un bene ormai ridottissimo. Sorgenti sconosciute perfino al regime del Nuovo Qian, che domina l'Unione Scandinava e ne amministra con la violenza le poche risorse rimaste. Ma i segreti, specie in un mondo disperato, non restano tali a lungo. E Noria, dopo la morte del padre, quando ormai il regime sospetta di lei e dei suoi, si troverà costretta a scegliere se conservare quel segreto, o tradire la sua famiglia e perdere tutto ciò che le generazioni passate le hanno trasmesso. Un racconto potentissimo e immaginifico, un'autrice in grado, come Margaret Atwood o David Mitchell, di ricreare sulla pagina noi stessi e le nostre più grandi paure, e raccontarci mondi tanto distanti e irreali, quanto vicinissimi a noi. |
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Un romanzo di fantascienza pubblicato in una collana letteraria, senza mai citare, nemmeno per sbaglio, la parola fantascienza nella presentazione, esattamente come per le opere della Atwood a cui a ragione viene equiparata.
Snobismo da puzza sotto al naso? Indubbiamente c'è anche questo, ma fortemente supportato da un altro elemento: in Italia un romanzo etichettato come fantascienza, automaticamente si trova relegato in un mercato totalmente minoritario, ormai asfittico, e venderà sicuramente molto meno rispetto alle sue potenzialità. È vero che così si perde anche la possibilità di rendere evidente le reali qualità della letteratura fantascientifica, ma ognuno, nel suo piccolo, pensa prima di tutto ai suoi interessi immediati.
E quindi abbiamo dei romanzi del tutto di fantascienza, senza alcun dubbio, che non sono definiti tali per poter vendere qualche copia in più. E questo La Memoria dell'Acqua è uno di quelli. Solo che è anche un ottimo esempio del perché è facile non definirlo di fantascienza.
È un romanzo scritto con uno stile totalmente evocativo ed accattivante. Ogni frase ti prende e ti comunica qualcosa, attraverso le parole, che va oltre il puro significato delle stesse. È un'analisi profonda di molti significati che abbiamo dentro e faticano ad emergere. È un esempio esemplare di cosa sia l'empatia, l'interesse comune, il dolore per la sofferenza degli altri. È anche un disastro completo dal punto di vista della storia. La storia, nel senso di un intreccio in cui diversi personaggi, possibilmente ben descritti con le loro motivazioni e personalità, hanno dei conflitti per ragioni logiche e comprensibili, in un ambientazione originale che può essere un'estrapolazione della realtà odierna o un futuro più remoto, esiste certo anche in questo romanzo, ma è molto insoddisfacente, con diversi difetti e punti deboli.
La vicenda si svolge in un villaggio non meglio definito nemmeno come posizione geografica, facendo parte dell'Unione Scandinava, ma sotto controllo di un regime simil-cinese chiamato Nuovo Quian che si estende in modo indefinito nei territori della vecchia Cina. Ma la Scandinavia risulta anche essere stata oggetto di qualche "errore" militare o meno ed è diventata un territorio proibito perché avvelenato e estremamente pericoloso. Ci si richiama spesso ad una situazione di guerra in corso, ma non si sa di chi contro chi, con l'oppressione militare che soffoca il villaggio che non si capisce da cosa derivi, e la carenza generale di acqua potabile, che è poi l'essenza stessa del romanzo, rimane un atto di fede, perché non ne viene mai data una giustificazione razionale, a parte l'evidenza di un violento riscaldamento globale e il conseguente forte innalzamento dei mari. Anche la sorgente segreta custodita da Noria, da suo padre prima di lei e da una successione di Maestri del Tè precedenti, sembra quasi miracolosa, non avendo una spiegazione geologica per la sua presenza.
È in effetti un romanzo che si basa totalmente sulle emozioni evocate da una prosa molto empatica, su sentimenti elementari e quindi quasi istintivi, ma incapace di definire in modo chiaro l'aspetto sociale e geofisico che dovrebbero invece esserne il fulcro. Anche il finale cerca solo di dare emozioni, ma non spiegazioni.
Bello da leggere con assoluta leggerezza, ma assolutamente non di più.
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